Laboratorio Collettivo Artistico, ogni martedì

PROPOSTA COLLETTIVO ARTISTICO alla Bisa

CHI? Siamo un gruppo di persone, amiche, conosciute per affinità, delle relazioni intessute attraversando spazi sociali e politici affini; ci siamo trovate a riflettere sulla necessità di uno spazio per l’arte, per i corpi in appennino. La parola è un ottimo strumento e così la mente e sentiamo anche però la necessità di abitare altri piani della realtà, altri linguaggi, parlare attraverso muscoli, movimenti fisici nello spazio, ritmi pulsanti creativi, partecipare al fermento artistico di questo tempo. Siamo delle creaturine con tanta voglia di incontrarsi e di impegnare parte del proprio tempo e della propria energia nella ricerca artistica.

COSA? Si parla di arte come ricerca artistica collettiva; non ci sono maestre tra di noi ma il desiderio di un’esplorazione aperta alla contaminazione, all’evoluzione creativa che ancora non conosciamo. Siamo ballerine, teatranti, musicanti, racconta-storie...e chissà quante altre forme assumeremo. Non abbiamo una forma d’arte preferita al momento, nessuna gerarchia tra le arti, tutte incluse e invitate.

COME? Desideriamo lavorare insieme come collettivo in una modalità non gerarchica, orizzontale, antisessista, antirazzista, antifascista.

DOVE? Ci piacerebbe molto che questo progetto-semino si potesse piantare nel terreno della Bisaboga per essere intessute con una collettività più grande, l’arte non è un’isola ma è viva e nasce da noi, dalle singole, dalle comunità, dalle montagne abitate. È importante per noi incontrarci in uno spazio diverso dalle nostre abitazioni di modo che sia attraversabile, aperto, non privato, di modo che il soggetto sia il percorso creativo che nasce e scambia con la vallata che abitiamo.

PROPOSTA: chiediamo all’assemblea della Bisa uno spazio per iniziare ad incontrarci, un giorno in settimana a seconda delle disponibilità ( 2/3 ore nel pomeriggio-sera) o due volte al mese? Immaginiamo che si valuterà insieme. Ci prendiamo la responsabilità della cura dell’ambiente (riordino e pulizie). Desideriamo anche partecipare alla vita collettiva della Bisaboga in modi che via via costruiremo insieme (cucinare, proporre serate di improvvisazione artistica? Laboratori? Serate di teatro, danza etc). Lasciamo volontariamente molte cose vaghe per capire insieme i nostri reciproci bisogni, desideri, aspettative. Ci siamo immaginate di poter cominciare ad incontrarci da ottobre, è una proposta ovviamente in ascolto delle esigenze dello spazio della Bisa.

“Crediamo nella crescita personale e collettiva, e che queste si sostengano e si alimentino a vicenda, e nella sperimentazione.

Crediamo, non solo che altri mondi siano possibili, ma che già questi mondi stiano prendendo forma ed abbiamo voglia di contribuire con i nostri corpi, le nostre presenze e le nostre creatività alla loro costruzione.

Crediamo nel cerchio come forma per l' incontro, nell' orizzontalità, nella responsabilità personale e nelle capacità di ascolto, comunicazione ed autorganizzazione dei gruppi.

Vogliamo provare ad abitare la poesia, o almeno ad attraversarla insieme.

Nelle crepe di un sistema che va sgretolandosi vorremmo mettere l' oro.

Vorremmo basare il nostro immaginario, frutto dll' incontro dei nostri e diversi immaginari, e le nostre azioni sulla fiducia e conoscenza reciproche.”

“Sento il forte desiderio di iniziare ad allenarmi e stimolare insieme la parte creativa e artistica della relazione, attraverso soprattutto la danza e il teatro ma anche le altre possibili arti espressive. Vorrei che questo collettivo aprisse uno spazio dove sperimentare insieme soprattutto la pratica del corpo, e dell’improvvisazione, lavorando in un continuo scambio di stimoli tra individui artistici diversi.

Che possa lavorare sull’abitare il corpo, viverlo con consapevolezza aprendosi alla relazione con verità. Che possa essere anche uno spazio di gioco, dove decostruire e abbattere strutture esterne che prendiamo talvolta troppo sul serio.

Vorrei uno spazio dove fare facendo, dove pensare col corpo e lasciarmi stupire.“